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Maurizio Gallo

Intervista dopo l'Ice Master di Daone 2007


L'Ice Master World Cup di Daone 2007 ha chiuso la sua difficile, bella e importante sesta edizione. Ora è tempo di bilanci: li facciamo con quest'intervista a Maurizio Gallo, guida alpina, direttore di gara e ingegnere della struttura dell'Ice Climbing Stadium.

 

Maurizio Gallo, sesta edizione dell'Ice Master di Daone, un primo bilancio sintetico della gara. Intanto: sei soddisfatto?
Soddisfatto direi proprio di si. Tutto è diventato quest'anno molto difficile fin dall'inizio, la morte di Harry, defezioni di alcuni tracciatori (Pietro Dal Prà e alcuni francesi che avevo contattato), la lunga e non finita discussione sulle regole alla quale ho cercato di partecipare il più possibile, la posizione del circuito all'interno dell'UIAA ...

 

Eppure stata un'edizione di vera "passione": quest'anno le temperature largamente sopra lo zero e poi il Föhn potevano davvero fare saltar tutto, invece...
Passione a dir poco, direi quasi miracolo. Ho visto da vicino gli occhi di chi come me ha avuto la voglia di andare fino in fondo venerdì alle 11, quando le folate di fhoen sciglievano tutto, ed ero sotto la struttura a bagnarmi come un pulcino; vi assicuro che ho visto più di qualche lacrima e poi come succede spesso in val Daone siamo riusciti ancora ad avere la forza di dire si! facciamo ancora un tentativo...

 

ll team dell'Ice Master di Daone ha risposto alla grande a tutte le difficoltà, un'organizzazione quasi perfetta: qual è il segreto?
E' il segreto nascosto della forza dei montanari di una volta, fatto di parsimonia, di calma, di energia lenta ma continua, che quando ti coinvolge ha una forza incredibile. Poi c'è una storia di questa gara che ormai dura da sette anni e cerca di rimanere sempre all'avanguardia, ormai tutti sanno bene cosa fare, i Finanzieri, i vigili del fuoco, il soccorso alpino, gli alpini, tutti si muovono all'unisono nei differenti ruoli, un piccolo orologio svizzero!

 

Facendo di necessità virtù siete stati costretti a limitare al minimo le zone di ghiaccio e a potenziare quelle in dry tooling: c'è uno stile Daone anche nel total dry e in cosa la vostra sperimentazione?
Si sa che sono critico per il total dry come unica soluzione per le competizioni di ghiaccio. Sono poi ancora più scettico quando vengono introdotti ganci di ferro o altro per agganciarci gli attrezzi.Non penso che il successo televisivo e mediatico generale che ha avuto ancora questa edizione possa continuare ad essere senza ghiaccio. Se la Gazzetta dello sport inserisce la notizia della gara di Coppa del mondo di arrampicata su ghiaccio su un articolo di Messner sul problema del ghiaccio del pianeta, penso che non avrebbe alcun senso se si finisse per fare queste gare a Rimini in spiaggia solo di total dry: non potrebbero più esistere! Ma anche se quest'anno abbiamo dovuto ricorrere al legno, abbiamo cercato di farlo comunque con un certo stile e poi la novità dei volumi incastrati nel tetto orrizzontale di ghiaccio è stata fenomenale: gli attrezzi sulle prese dei volumi e i ramponi sul ghiaccio che lì, sotto al tetto, ha resistito nonostante i 20 gradi.

 

Dunque, mi pare di capire, che un calibrato misto di "ghiaccio" e di dry tooling molto tecnico sia la strada giusta per aumentare il livello tecnico di queste competizioni ma anche per lo spettacolo sportivo... A proposito di spettacolo e di tecnica, quest'anno si è molto discusso se consentire o meno l'uso degli speroni, secondo molti atleti questa è l'unica strada verso la difficoltà... che ne pensi?
Il ghiaccio non deve mai mancare. E una cosa che mi pare di poter dire, dopo il risultato di quest'anno, è che gli speroni sono sicuramente parte fondamentale per lo spettacolo che è poi anche quello che tutti hanno apprezzato. In Valle di Daone è stata fatta una selezione sulla difficoltà senza dover mai ricorrere al tempo, anche se tutti gli atleti della finale usavano gli speroni, e ho in mente delle immagini di Wandeler o Prinoth orizzontali sotto il tetto con gli speroni agganciati, in posizioni elegantissime e molto spettacolari... Penso che in molti (atleti, tecnici, ma anche "semplici" spettatori neofiti) abbiano apprezzato questi movimenti e quest'eleganza che è un aspetto fondamentale dell'arrampicata. Devo dire che mi piacciono meno quelle figure a pipistrello con gli atleti che grazie agli speroni "riposano" a testa in giù. Anche se devo dire che quest'anno a Daone sono state limitate al massimo queste possibilità, sia perché il tempo a disposizione degli atleti non consentiva riposi prolungati sia perché il tracciatori hanno disegnato delle vie eccezionali. Ecco credo che quest'anno sia per tracciati che per regolamento di gara abbiamo fatto in avanti: occorre proseguire su questa strada, sempre sperando che le condizioni consentano una struttura con il ghiaccio giusto.

 

Ritornando alla gara... quali sono state le fasi più belle?
La gara dal punto di vista tecnico è stata tutta molto bella e sicuramente diversa da quella dell'anno scorso. Mancavano dei big per la finale maschile che l'anno scorso hanno dominato, mancava la Papert nella femminile: insomma poteva anche essere una gara senza star e un pò mediocre, invece non lo è assolutamente stata e questo è per me stato un successo nel successo. Lavarda ha arrampicato benissimo mettendo una seria ipoteca per diventare una leader per il futuro, negli uomini abbiamo visto una sfida fra potenza e eleganza, con un finale al cardiopalma per i primi tre posti.

 

Come avete cercato di mettere in difficoltà gli atleti e chi ti ha stupito di più?
Le nuove prese per il dry tooling hanno sicuramente trasformato una arrampicata di forza in una più tecnica con maggiore attenzione all'equilibrio e alla sensibilità: per fortuna degli atleti abbiamo solo utilizzato una prima serie di prese fatte con la pietra, ne abbiamo in serbo di ancora più difficili da tenere e vedremo... a qualcuno forse non sono piaciute perchè sono caduti quando meno se l'aspettavano!

 

Qual è il futuro per la gara di ice climbing?
Sul futuro e sulla gara ideale oggi sono un pò svuotato e penso che devo ancora pensarci sù un bel pò. E' difficile vedere un futuro per un circuito mondiale che stenta ed ha in calendario solo tre gare in Europa e alcuni eventi "fun competition". I costi sono alti sia per gli organizzatori sia per gli atleti che cercano il supporto delle aziende. Si sa che non sono anni rosei. Per Daone vorrei che si iniziassero a riscoprire dei nuovi settori e nuove possibilità. in particolare nuove zone di dry tooling per far ripartire un interesse per la Valle anche da parte dei ghiacciatori di alto livello e per riuscire a promuovere maggiormente un turismo sportivo invernale che, se associato a quello estivo che può nascere dall'arrampicata sui blocchi che in Valle di Daone sono veramente interessanti (a detta di chi li sta pulendo e provando), potrebbe collegare Daone con Arco, Ice Master con Rock Master... turismo e sviluppo...

 

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