Finali 2006
Ines Papert, Harry Bergher e Samuel Anthamatten vincono la Ice World Cup difficolta' di Daone. Anna Torretta e' seconda. Herbert Klammer e' terzo.
FINALE FEMMINILE
Le cose saranno davvero difficili oggi. Lo si capisce da subito, dalla prima via femminile, sono in 12 le finaliste e 4 dovranno uscire: questa è la dura legge della finale! E si comincia subito a lottare, dai primi metri, dalla prima stalattite da raggiungere. In molte la soffrono, dalla Buchmann alla Torretta, dalla Papert alla Maureau. Poi c'è la sezione in dry tooling e ancora il ghiaccio e dry tooling, per poi passare alle due stalattiti sospese che portano al top. C'è tensione, e si vede. E ci si mette anche il freddo a confondere le idee. Così Barbara Zwerger, la prima delle tre italiane in finale, è costretta a ri-partire due volte, per poi ingranare una bella corsa al terzo tentativo... Fiona Murray perde da subito le speranze sulla prima stalattite, Mariam Filipova perde la picca, Kirsten Buchmann va in alto e imposta il passaggio alla prima delle stalattiti finali. Le russe, Maria Shabalina e Marina Rashitova, si perdono, invece, nella battaglia del dry tooling. Da parte sua, la francese Stèphanie Maureau, dopo un'incredibile torsione sospesa ad una mano alla prima stalattite, accelera e, determinata, riesce a portarsi in zona sicura per il passaggio del turno. Cosa che riesce di un soffio anche alla piccola e tenacissima russa Nataliya Kulikova. Jenny Lavarda, invece, parte contratta ma è tradita da un piede messo fuori dalla zona consentita, peccato perché ormai sembrava essersi tolta dai guai. Gli stessi guai in cui del resto sembrava essersi cacciata anche Anna Torretta che però, dopo una "falsa partenza", ha l'illuminazione giusta: oggi bisogna correre e non sbagliare ma rischiare, così con una bellissima corsa Anna arriva a trasbordare sulla penultima candela conquistando un sicuro passaggio del turno. Meglio di lei fanno solo la svizzera Petra Muller e soprattutto la solita imperturbabile, e bravissima, tedesca Ines Papert. Quindi, tirando le somme del primo step lasciano il gioco al primo giro Fiona Murray, Maria Shabalina, Jenny Lavarda e una sfortunata Barbara Zwerger che pur arrivando pari merito con la Kulikova viene spareggiata ed esclusa per il risultato dell'open. E' il regolamento: in caso di parità conta, e pesa, la storia della gara, quanto si è fatto in precedenza. Non si sa ancora, ma nel corso della gara questo sarà determinante... ma non c'è tempo di pensare troppo perché è già l'ora della seconda via di finale.
Ora, per le otto rimaste ancora in gara, il grande soffitto rappresenta il lasciapassare per la finalissima. Il gioco è sempre quello: quattro saranno eliminate, mentre le altre quattro accederanno all'ultimo e risolutivo turno. Intanto la traversata del tetto è lunghissima e, dopo l'elegante uscita attraverso l'ultima stalattite, propone l'ultimo ostacolo del pannello di dry tooling. La pattuglia delle russe Kulikova, Filipova e Rashitova si perdeno nei meandri del tetto, chi perdendo la picca, chi semplicemente per esplosione degli avambracci. E' una bella battaglia sotto a quel tetto, ed è una bellissima via. Lo si capisce dall'elegante balletto della Buchmann, la prima a mettere le picche sul pannello di dry tooling prima di essere fermata per un "fallo" di piede. Come è bella la determinazione della Maureau, davvero in grande forma. Bellissime invece sono le corse della Torretta e della Papert che una dopo l'altra conquistano il top per la felicità del pubblico. Bello spettacolo, Anna Torretta è veloce e sicura come non mai, addirittura invita il pubblico a sostenerla prima del balzo fuori dal tetto. Ines Papert è perfetta, come sempre, e incredibilmente veloce: un razzo che arriva in catena con un minuto e mezzo di vantaggio sull'italiana. Qui non conta il tempo, se non quello massimo concesso, ma è sicuramente il segno che la campionessa tedesca è davvero al massimo della forma. Ma, sul ghiaccio, non si può mai dire... prova ne è la sorpresa dell'esclusione di Petra Muller che, da sicura favorita, in un attimo (giusto il tempo di vedersi sfuggire una picca a terra) si vede svanire ogni sogno nel bel mezzo del soffitto.
Adesso siamo alla resa dei conti, ora tocca alla terza via, quella che vale il podio. Quella che si giocheranno solo Anna Torretta, Stèphanie Maureau, Kirsten Buchmann e Ines Papert. Per la resa dei conti i (malefici e perfetti) tracciatori hanno preparato un percorso estenuante, il più lungo fin qui affrontato dalle atlete. Qui conterà quanta forza è rimasta, quanta ne puoi ancora spremere. Per prima parte la Maureau che riesce ad arrivare altissima, proprio sotto al pannello del top. Brava la francese, una vera lottatrice! Poi è la volta della Buchmann, elegante come sempre ma in chiaro debito di forza... si ferma a metà dello strapiombo, ormai spossata. Quando tocca ad Anna Torretta le aspettative sono grandi, il pubblico ha voglia del top, lei ancora di più. E' bello vederla salire sicura, sorridere al pubblico e poi lottare sulle due prese di dry tooling che le regalano il top. Bella gara, la sua, davvero! Ma ecco che c'è già Ines Papert ai blocchi di partenza: è una macchina la tedesca; non ha esitazioni, è elegante, e macina metri su metri senza apparente fatica. E, naturalmente arriva al top! E' lei, per il secondo anno consecutivo, la regina della difficoltà dell'Ice Master di Daone. Per Anna Torretta c'è un bellissimo secondo posto perché, pur avendo raggiunto il top nella seconda e terza via come la tedesca, si è fermata più in basso di lei sulla prima via di finale (vi ricordate? In caso di parimerito conta quello che si è fatto prima). Al terzo posto c'è Stèphanie Maureau mentre quarta è Kirsten Buchmann. Bella gara, belle le emozioni dei top e anche il sorriso di Anna e Ines, le due amiche rivali di sempre, ancora una volta una contro l'altra in gara.
FINALE MASCHILE
Mai dare nulla per scontato. Chi, dopo la finale femminile, si aspettava anche nella gara maschile una partenza altrettanto dura, ha dovuto ricredersi. Per i 12 finalisti è stata riservata una prima via più abbordabile, o meglio più tecnica che di forza. Così il primo turno ha visto una grande corsa al top su un itinerario bello che ha esaltato l'arrampicata su ghiaccio ma ha lasciato moltissimi ancora alla... pari. Inizia Hannes Pfeifhoferr a sfiorare appena il top, e poi continua Bubu Bole che la cima della via, invece, la centra senza problemi arrampicando con un ritmo davvero grandioso. Poi, sempre perché nulla è scontato, tocca a Markus Bendler incappare nel fallo: un piede fuori dalla linea rossa che gli costa la gara. Ma questa è la gara dei top infiniti così, uno dopo l'altro, arrivano alla fine della via anche Diego Mabboni (che accoppia le due picche e anche i due speroni sul top, Mario Prinoth (mai visto così in "palla") e Herbert Klammer (che al solito somiglia a una macchina). Anche Albert Leichtfried e il velocissimo Evgeny Kryvosheytsev concludono senza problemi la via; così ormai tutti pensano che si sta delineando un secondo turno con tutti pari merito. Non dimentichiamo, infatti, che 9 dei finalisti negli open avevano ottenuto il punteggio massimo di tre top in altrettante vie.
Ma la gara riserva, comunque, delle sorprese. Come l'incredibile "invenzione" di Samuel Anthamatten che, incurante di ogni logica, s'inventa un salto, da ghiaccio a ghiaccio, che gli evita di percorrere gran parte del pannello di dry tooling. E' straordinariamente "pazzo" Samuel, e straordinariamente bravo ed elettrizzante: fa bene allo spettacolo e riscalda il pubblico! L'altro brivido del primo turno, invece, lo regala a sorpresa Harry Berger con una caduta nella primissima parte del percorso. Il campione austriaco, per sua fortuna, era ancora nella zona con la corda dall'alto, così ha potuto ripartire e, alla velocità della luce, raggiungere un top che ormai sembrava perso, insieme alla gara. Davvero bravo! In più, per regolamento, questa caduta non gli comportava nessuna penalità. Così, dopo la quasi formalità del top centrato da Simon Anthamatten e Simon Wandeler, il primo turno finiva con il passaggio alla seconda via degli italiani Prinoth, Klammer, Mabboni, degli austriaci Leichtfried e Berger, dei fratelli svizzeri Anthamatten insieme al connazionale Wandeler, e dell'ucraino Kryvosheytsev. Si fermavano invece Markus Bendler, Hannes Pfeifhoferr e, nonostante avesse fatto il top, anche un Bubu Bole penalizzato dal risultato dell'open che lo vedeva ultimo dei finalisti.
Come per la finale femminile, il secondo turno di questa finale maschile ad "esclusione" aveva come campo di gioco il grande tetto, con la variante della partenza su un pannello di dry tooling (molto) strapiombante. E' Albert Leichtfried a dare il via alle danze, fermandosi proprio all'uscita del grande tetto. Diego Mabboni, invece, dà subito l'idea del top sfiorandolo: è battuto solo dall'orologio il trentino, che arriva sì in cima ma non fa a tempo a passare la corda nel moschettone di fine via. Mario Prinoth, invece, si ferma mentre imposta i movimenti di uscita: la picca gli scivola via dalla prima (infida) presa del dry tooling. Niente e nessuno però fermano Herbert Klammer che, imperterrito, arriva come un treno al top. Come del resto fa, con stile e aplomb impeccabili, anche Harald Berger. E come fa l'incredibile folletto Samuel Anthamatten che, a velocità impressionante, infila una serie di "yaniro" che lo depositano direttamente in cima. La domanda ormai è una sola: come si fa a fermare questi atleti e, soprattutto, come si fa a spareggiarli? Una domanda che diventa sempre più pressante con l'arrivo in catena sia del bravo Simon Wandeler, uno degli interpreti più eleganti visti a Daone, sia di Simon, il maggiore degli Anthamatten, ma non certo meno dotato di estro e fantasia del fratello. Morale: sono in 5 che hanno risolto anche la seconda via, e tutti sono ancora perfettamente pari merito. E potevano essere anche di più se, per esempio, Evgeny Kryvosheytsev non fosse incappato in un "appoggio di mano" vietato sul bordo del tetto... Fuori Evgeny con Prinoth, Mabboni e Leichtfried, dunque. E la gara va avanti.
Ora per i 5 rimasti in gara, cioè per Klammer, Berger, i fratelli Anthamatten e Wandeler, si prepara il turno finale: una lunga via, anzi la più lunga in assoluto della gara, e anche quella più strapiombante con tanto di acrobazie volanti su tre stalattiti. L'idea che circola in giro è semplice: ora saranno stanchi e, finalmente, "troveranno duro"... inoltre, si pensava, su un "viaggio" così lungo, dovranno correre per stare dentro il tempo massimo. Insomma, li vedremo più in difficoltà, si pensava. Si pensava, appunto, perchè già dall'inizio questa certezza era destinata a scricchiolare sotto la progressione inarrestabile di Klammer che si fermava solo al top. A lui si aggiungeva un Harry Berger, sempre più preciso, deciso e concentrato, che centrava la fine della via quasi fosse un siluro telecomandato. E infine lui, il piccolo, impossibile e irrefrenabile Samuel Anthamathen che a ritmi da forsennato, battendo, scalciando, guizzando come una saetta armata di piccozze bruciava la via per il terzo top. A questo punto il "pericolo" era di ritrovarsi con un nulla di fatto se i due Simon, Anthamathen e Wandeler, che ancora mancavano all'appello, avessero fatto anche loro un percorso netto. Invece, per poco, i due svizzeri non ce l'hanno fatta. E' così che alla fine dei tempi regolamentari, c'era bisogno dei supplementari per l'ultimo tentativo di spareggiare quei tre atleti che, dopo 6 vie e 6 top, erano ancora lì, insieme, al comando della gara.
E' nata così la superfinale al "massacro". Ovvero, ancora due vie per il paradiso e per la fine. La prima correva ancora sotto il tetto, reso ulteriormente più difficile con il restringimento delle zone del soffitto che potevano essere usate. La seconda, invece, era ancora una volta la massacrante maratona sulla colonna più alta della struttura, anch'essa più difficile per il restringimento delle zone praticabili. In più, il tempo di riposo tra una prova e l'altra era di soli 6 minuti, così da non dar il tempo agli atleti di recuperare... Bene, come niente di tutto ciò contasse alcunché, la teoria dei top sul primo percorso comincia con Herbert "machine" Klammer, passa da uno spiritato Samuel Anthamatten e finisce con il "principe" Harry Berger. Ancora tre top, ancora pari merito...
Ma quanta ne hanno? Non si fa a tempo a pensarlo che già bisogna seguire Klammer che al limite del tempo è lì vicino al top della seconda via... ma non riesce a raggiungerlo. Ma ecco che è la volta dell'incredibile Samuel Anthamatten che accelera, batte di picca, di speroni, di punte, si divincola e con geniale quanto imprevedibile progressione centra il top. Ma non si ferma e in men che non si dica lo supera, sale sopra la struttura e poi fa il gran salto nel vuoto. Come ai primi Rock Master... e il pubblico è tutto suo. Ma non c'è tempo per pensare che già Berger fa il suo ultimo perfetto giro, ancora, naturalmente, al top. Così dopo 8 vie, tutte salite fino in cima, Harald Berger e Samuel Anthamatten sono primi pari merito della prima prova della UIIA Climbing Ice World Cup 2006. Herber Klammer, il fortissimo, è terzo.
Che dire alla fine di questa maratona di Daone? Che è stata una grande gara con grandi atleti forse l'avete capito. Che c'era tanta, tantissima, gente ve lo diciamo noi. Che le competizioni di arrampicata su ghiaccio, qui a Daone, hanno visto il loro futuro e che questi atleti hanno dimostrato di essere maturi per difficoltà (e spettacoli), fino a ieri inimagginabili, sicuramente sarà il futuro a confermarlo! Naturalmente ancora qui a Daone, sulla struttura di ghiaccio più pazzesca, bella e incredibile del mondo.
L'arrivederci è a Daone 2007 per un altro grande Ice Master!
di Vinicio Stefanello
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