Maurizio Gallo
Daone 2005, qual è l'idea che ha mosso la progettazione del campo di gioco per i campionati del mondo di ice boulder
Quello che sta nascendo in Valle di Daone è un grande anfiteatro di ghiaccio. Una struttura artificiale che farà da palcoscenico agli atleti dell'ice climbers per proporre il massimo livello raggiunto dall'arrampicata con piccozze e ramponi e, allo stesso tempo, per sperimentare le nuove tendenze di questo sport.
Dunque: problemi estremamente difficili da salire, massima espressività del gesto, sperimentazione. E' questa la sintesi dell'ice boulder nel "laboratorio" di Daone 2005?
In un certo senso sì. D'altra parte quello che abbiamo sempre cercato di proporre a Daone è una ricerca sul gesto specifico di questo sport, sperimentando le sue massime possibilità d'espressione ed evoluzione. Questo, per me, significa stimolare la massima spettacolarità di questa disciplina che poi, in definitiva, si traduce anche nella massima spettacolarità per il pubblico.
Come coniugerete l'ice-boulder con la spettacolarità per lo spettatore?
Questa struttura è stata progettata proprio per riuscire a tracciare vie estremamente difficili in uno spazio più compresso, quindi vie più vicine all'idea di boulder rispetto a quanto si era già sperimentato con la struttura di due anni fa. Per il Campionato del Mondo il problema da risolvere avrà al massimo 10 metri di sviluppo anche se la struttura continuerà ad avere un'altezza di 20 metri. In pratica la prima parte non farà parte del "problema" ma costituirà semplicemente il suo approccio; il problema da risolvere, infatti, avrà inizio a 8 metri da terra. E questo perché è indubbiamente più spettacolare per il pubblico vedere un atleta che arrampica in alto, senza contare che così le sue evoluzioni potranno essere molto più facilmente seguite da tutti.
Puoi descriverci questo grande campo di gioco dell'ice climbing...
La struttura è divisa in tre parti: un blocco centrale e due laterali che rappresentano tutti i terreni possibili di salita con piccozze e ramponi: dal ghiaccio al misto (o dry tooling), al total dry dove praticamente vi è assenza di ghiaccio.
Tutti terreni compreso il ghiaccio... inutile far notare che una struttura così richiede è un impegno enorme.
Sì, un impegno enorme, non solo di manodopera ma anche di fantasia. Placido Corradi, per esempio, quest'anno ha inventato una nuova macchina per sparare neve bagnata esattamente sui punti della struttura desiderati: solo così è possibile ghiacciare soffitti e tetti grandiosi come quelli della nuova struttura della Valle di Daone.
Parlaci di questi soffitti e tetti grandiosi...
Quello del blocco di sinistra è il più imponente strapiombo di ghiaccio mai realizzato. Un tetto di 6 metri di profondità per 6 metri di larghezza. In tutto 36 metri quadrati di soffitto orizzontale, completamente ghiacciato, sul quale probabilmente si potrà sperimentare e vedere qualche cosa di nuovo rispetto anche alla gestualità e alla tecnica di salita. Perché risolvere un tetto orizzontale di 6 metri di profondità non sarà certo un problema di facile soluzione per gli atleti. Basti pensare che a Cortina, nel 2000, la profondità del tetto era di 1 metro e 20 centimetri. A Daone, invece, il "fungo" di ghiaccio del 2001 misurava 2metri e mezzo per poi diventare 3 metri nel 2003. Ora, con 6 metri, siamo arrivati al raddoppio. Sicuramente questo sarà uno degli enigmi gestuali del 2005, una soluzione probabilmente da ricercare aldilà dello yaniro...
Nella parte centrale, invece, cosa offre la struttura?
La parte centrale è composta da 2 lunghe colonne-tralicci che sono inclinate a 60° rispetto alla verticale e terminano con due pannelli. La loro particolarità è che, di volta in volta, possono essere modificate grazie a dei pezzi intercambiabili che saranno applicati prima di ogni prova. Nell'open, ad esempio, potranno essere lasciati i soli pannelli ghiacciati, mentre nella semifinale potranno essere aggiunte delle candele ghiacciate o magari addirittura dei pannelli di dry tooling che obbligheranno gli atleti a dei percorsi di discesa e di risalita...
Come avete ottenuto questa modularità?
In pratica abbiamo realizzato due rotaie ghiacciate su cui si possono agganciare vari elementi che potranno essere di ghiaccio o di dry tooling. C'è da dire che ogni nuova prova rappresenterà una vera sorpresa per gli atleti che nel corso della manifestazione non potranno mai vedere come sarà la struttura su cui correranno le fasi successive.
Infine c'è il blocco di destra...
La parte destra è costituita da molti pannelli di dry tooling con una piccola sezione centrale ghiacciata. Qui, naturalmente, il problema sarà più legato a quello che ormai viene definito come "total dry", quell'arrampicata con gli attrezzi su superficie non ghiacciata che è una delle attività emergenti e che probabilmente segnerà l'evoluzione e le gare del futuro. Perciò questa sarà anche una chiave di lettura per tentare di rispondere alla domanda su cosa stiamo facendo con queste piccozze in mano e i ramponi ai piedi; di capire dove stiamo andando, insomma...
Ecco, andiamo verso il total dry o andiamo ancora verso il ghiaccio?
Negli ultimi 2 anni il dry tooling è cambiato. Si è partiti da salite prevalentemente su ghiaccio intervallato da qualche tratto su roccia, per poi, via via, allontanarsi dal ghiaccio fino ad arrivare alle vie odierne interamente sulla roccia... Sono le facce di un fenomeno in evoluzione che, in Francia ma anche in Italia, vede la nascita di falesie di bassa quota dove si usano gli attrezzi esclusivamente su roccia. Un fenomeno che, dall'altra parte dell'Oceano, porta a sperimentare la salita, sempre con attrezzi dell'ultima generazione, d'itinerari di arrampicata artificiale e comunque non adatti all'arrampicata libera (fessure superficiali ecc.).
Cosa ne pensi di questa tendenza del "tutto roccia"?
E' sicuro che si tratta di un fenomeno in evoluzione, che si sta ancora delineando. Un fenomeno che sta ricercando un proprio spazio. E' chiaro dall'inizio, ad esempio, che le pareti da dedicare a questo tipo di attività dovranno avere come caratteristica fondamentale quella di non prestarsi all'arrampicata libera, sia per tipologia sia per qualità della roccia. Come è anche chiaro che questo tipo di arrampicata, oltre a presentare un alto contenuto tecnico, è sicuramente godibile e divertente. Certo dovrà trovare le sue espressioni e i suoi modi, ma certamente rappresenta una ricchezza per l'arrampicata e la gestualità della salita con i nuovi attrezzi.
D'altronde l'ice climbing, o meglio il dry tooling, già l'anno scorso si poneva dei temi "etici"...
Sì, nella passata stagione c'è stata una grande discussione fra gli arrampicatori sul come utilizzare gli attrezzi e su quali attrezzi fosse lecito utilizzare. E' esplosa, insomma, la voglia di darsi delle regole. Questo mi sembra importante, fa parte dell'evoluzione. Ma devo dire che mi è sembrato che, quest'idea di darsi delle regole, sia stata un po' troppo influenzata da alcuni risultati sconcertanti per cui vie ritenute quasi impossibili nel giro di un anno sono diventate alla portata di molti e, in particolare, anche delle donne che hanno risolto in breve tempo delle difficoltà che prima sembravano appannaggio solo di pochi o pochissimi atleti. Sembra quasi che alcuni si siano detti: "Qui la cosa sta diventando troppo facile: le nuove piccozze e i ramponi con lo sperone consentono una spettacolarità e soluzioni per riposare durante la salita che rendono queste vie molto più facili".
Tu cosa ne pensi?
La mia opinione è che l'arte di riposare arrampicando, cioè di utilizzare al meglio la tecnica e il gesto, sia una delle cose che ha trasformato l'arrampicata da sola forza bruta in arte, appunto. Quindi, dal punto di vista storico, ritengo che l'arte del riposo sia ancora una delle cose più belle dell'arrampicata. Non dimentichiamo che riuscire a trovare dei riposi dove gli altri non li trovano è sempre stato il segreto dei grandi arrampicatori... Questa forse è stata la grande arte delle donne nel dry tooling: trovare i riposi, e le posizioni, che altri non hanno trovato...
Perciò, quale potrebbe essere secondo te la strada?
L'ice climbing, l'arrampicata con gli attrezzi, è diventata uno spettacolo davvero speciale proprio per tutto ciò che questi attrezzi ci consentono. Le picche e i ramponi della nuova generazione, infatti, consentono movimenti e posizioni davvero speciali, tutte nuove. Aprono l'inventiva del climber, e danno modo di sfuggire alla sola componente della forza pura per il superamento dei problemi e della salita... Togliere queste speciali appendici offerte dai nuovi attrezzi sarebbe come privarsi di ciò che rende questo sport, questo gioco, davvero eccezionale. La ricerca della difficoltà, del più difficile, a mio avviso deve invece passare attraverso un miglioramento della tecnica di arrampicata e una migliore definizione degli attrezzi. Non è quindi sottraendo tout court l'evoluzione che si risolve il problema ma contenendolo entro certi limiti.
Quindi quali saranno le regole nel Campionato del mondo di Daone?
Quest'anno c'è un regolamento nuovo (speciale) studiato appositamente per la Valle di Daone che semplifica molto il regolamento delle passate edizioni della Coppa del Mondo e, allo stesso tempo, puntualizza alcuni aspetti fondamentali cercando di dare delle linee un po' più elastiche.
Per le regole sugli attrezzi qual è il concetto che vi ha ispirato?
Siamo partiti dal concetto che le piccozze per il ghiacciatore sono sostanzialmente delle appendici per le mani, mentre i ramponi lo sono per i piedi. Per questo, finché un atleta utilizza le picche come il prolungamento dell'arto, può farne qualunque cosa e può quindi inventarsi qualsiasi aggancio con qualunque altra parte del corpo. Ma, nel momento in cui la mano lascia l'attrezzo, cioè quando la piccozza non è più il prolungamento ma diventa qualcosa di esterno al corpo, non può più essere utilizzata. Insomma: si può far di tutto con la piccozza purché la si tenga con la mano, mentre se la mano viene tolta automaticamente quell'attrezzo diventa un aiuto esterno e non può più essere utilizzato per un aggancio di tallone né per altro.
Per gli attrezzi ci saranno delle limitazioni?
Per problemi di sicurezza e d'equità abbiamo stabilito delle dimensioni massime per gli attrezzi: tutte le punte dei ramponi, sia quelle frontali sia quelle degli speroni, non potranno essere più lunghe di 5 cm. Inoltre le piccozze dovranno poter essere contenute in una scatola delle dimensioni di 25 cm per 50 cm per 4 cm di altezza. Infine, ogni attrezzo prima della gara sarà omologato come del resto viene fatto nelle prove di Coppa del Mondo sci. E questo può essere un esempio di come abbiamo recepito le discussioni sull'etica dell'uso degli attrezzi tra gli atleti, facilitandone al tempo stesso la comprensione e l'attuazione.
Altre novità regolamentari?
Un altro problema che avevamo riscontrato con il vecchio regolamento era quello per cui alcuni atleti che sfioravano con il corpo la zona fuori dalle linee del tracciato venivano fermati... Quest'anno ci saranno ancora le linee ma gli atleti dovranno arrampicare dentro alle stesse con ramponi e piccozze, mentre potranno toccare con il corpo oltre le linee, e quindi saranno più liberi di muoversi e potranno praticare quei bilanciamenti automatici che rendono più fluido il movimento dell'arrampicata.
Una scommessa per Daone?
Abbiamo cercato di creare un campo di gioco molto difficile, nuovo e selezionante, che punti ad innalzare la difficoltà senza penalizzare la spettacolarità della gara e soprattutto del gesto... E' questo mix, di difficoltà e spettacolarità insieme all'inventiva degli atleti che cerchiamo di stimolare. Sono gli stessi ingredienti che secondo me rappresentano la parte speciale e più divertente dell'arrampicata su ghiaccio, dry tooling o total dry, e che in definitiva sono l'essenza di tutta l'arrampicata.
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